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CASE GREEN. APPROVATA LA NUOVA DIRETTIVA UE

Case Green

È stata approvata la nuova direttiva Europea, sulle Case Green.

Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una direttiva che richiede ad edifici residenziali di classe D di implementare soluzioni eco-sostenibili entro il 2033.

Tale decisione ha dato sèguito ad un intenso dibattito avvenuto lunedì 13 marzo 2023, il quale stabilisce, inoltre, l’obbligo di installazione di pannelli solari e introduce nuovi incentivi per la casa eco-friendly.

La Direttiva “Case Green” è stata approvata dal Parlamento europeo, ma si tratta solo del primo passo sulla strada del nuovo provvedimento, in quanto, manca ancora la fase di negoziati tra le istituzioni europee per raggiungere il testo finale.

Questo passo avanti porterà ad una maggiore efficienza energetica. Tuttavia, ci saranno maggiori costi per le ristrutturazioni a discapito dei detrattori. Inoltre, uno degli aspetti ancora incompleti è quello dei finanziamenti, sia europei che dei singoli paesi membri.

Nonostante la presenza di crepe nella maggioranza a sostegno della direttiva durante la discussione di lunedì 13 marzo 2023, il voto della Plenaria di Strasburgo ha visto prevalere il numero di sì rispetto ai voti contrari.

I numeri del voto in commissione sono stati decisamente minori rispetto alla versione originale, tanto che, il testo della commissione è stato approvato con 343 sì, 216 no e 78 astenuti.

Le novità

Il contenuto approvato è essenzialmente lo stesso della proposta emessa dalla commissione parlamentare Industria.

Si prevede che entro il 2030 gli edifici residenziali raggiungeranno la classe energetica E e la classe energetica D entro il 2033.

La priorità della direttiva è quella di intervenire su circa il 15% degli edifici più energetici, che verranno classificati nella categoria energetica più bassa, ovvero la G, a discrezione dei vari paesi membri. In Italia, si tratta di circa 1,8 milioni di edifici residenziali, sulla base dei dati forniti dall’Istituto nazionale di statistica, che rappresentano il 15% del totale di 12 milioni di edifici presenti nel paese.

Il documento fornisce linee guida anche per gli edifici non abitativi, gli impianti solari e le nuove costruzioni. Dal 2026, i nuovi edifici gestiti, occupati o di proprietà pubblica dovranno essere costruiti seguendo lo standard degli edifici a zero emissioni (Zeb). Per gli altri immobili la scadenza prevista è il 2028.

Dopo il recepimento della direttiva, sarà obbligatorio dotare di impianti solari tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali. Successivamente, entro il 31 dicembre del 2026, l’obbligo si estenderà anche agli edifici pubblici e non residenziali già esistenti.

Questa disposizione verrà ripetuta in maniera graduale fino al 31 dicembre 2032, data in cui verrà meno l’obbligatorietà per tutte le costruzioni sottoposte a ristrutturazioni importanti. Gli edifici non residenziali di proprietà pubblica dovranno raggiungere la classe E entro il 2027 e la classe D entro il 2030.

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Disciplina dei Bonus e Deroghe

La direttiva comprende anche i bonus per l’edilizia. Secondo il testo, gli stati membri non offriranno incentivi finanziari per l’installazione di caldaie individuali utilizzando combustibili fossili entro al massimo gennaio 2024. Quindi, i bonus per le caldaie a gas sono ora eliminati.

È importante notare che la direttiva non considera gli impianti di riscaldamento ibridi (pompa di calore e caldaia a condensazione) e le caldaie certificate per il funzionamento con combustibili rinnovabili, come idrogeno o biometano, sistemi di riscaldamento basati sui combustibili fossili. Quindi, le agevolazioni rimarranno disponibili per altre tecnologie.

Le eccezioni includono edifici di pregio storico e architettonico, luoghi di culto, edifici temporanei, le seconde case utilizzate meno di 4 mesi l’anno, e proprietà sotto i 50 metri quadrati.

Gli edifici di edilizia residenziale pubblica possono essere esclusi dagli obiettivi di efficientamento a causa della possibile crescita dei canoni di locazione dovuta alle ristrutturazioni.

Inoltre, i Paesi membri, possono chiedere alla Commissione di adattare gli obiettivi europei per alcune categorie di edifici residenziali per ragioni di fattibilità tecnica ed economica. Questa opzione consente deroghe fino al 22% del totale degli immobili, che in Italia corrisponde a circa 2,6 milioni di edifici.

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